Yin Yoga mon amour

Diciamo che, forse, avrei potuto rimanere tranquillo sul divano con Barbara davanti alla crepitante stufa, magari a leggere un libro con Mr. Cash (il nostro gatto) in braccio. Diciamo che avrei anche potuto, ma così mi sarei perso una miriade di opportunità. [Intendiamoci bene: per me stare tranquillo sul divano con Barbara davanti alla crepitante stufa, magari a leggere un libro con Mr. Cash (il nostro gatto) in braccio, è il massimo – tanto più che è inverno e la stufa a legna funziona da dio, Barbara e il gatto sono tanto morbidi e sul divano nuovo c’è spazio per tutti :)].

A parte gli scherzi, l’ultimo periodo è stato per me ricco di novità personali e professionali, e ultimamente la mia pratica giornaliera si è focalizzata su uno stile particolare, quello yin.

Parto da un’esigenza innata del ‘fare’ che mi porta costantemente a plasmare e a costruire le idee o le intuizioni che mi saltano in testa. Ma mi conosco, quando esagero… non tengo più il filo di ciò che faccio. Per me rallentare rappresenta un bisogno tangibile, per questo considero la ‘lentezza’ uno dei valori a cui attaccarsi in questo mondo (yang) così rapido e dispersivo (sfuggente come direbbe il grande yogi imitato da Maurizio Crozza).

Lo Yin yoga rappresenta, a mio parere, quell’elemento fenomenale all’interno della pratica dello yoga che riconduce all’equilibrio, trattandosi dello stile (o, meglio, di un’attitudine alla pratica) che più di tutti prevede l’ascolto del proprio corpo. Ciò che ultimamente sto sperimentando all’interno dei miei gruppi (yoga principianti o avanzati), è la necessità generalizzata di rilassamento delle persone. Un rilassamento attivo, però, non determinato da strumenti fini a se stessi. Sia che si tratti di tensioni muscolari o mentali, di ansia, di fretta, di impegni, di stress, di attività sportiva intensa, di viaggi frequenti, … tutti questi elementi comportano un dispendio di energia notevole e, quindi, la staticità e la lentezza tipiche dello yin ci vengono in aiuto.

Per questo ho deciso di buttarmi in un nuovo progetto che consiste, in poche parole, nel condividere lezioni di yoga, tutorial e corsi online sotto forma di contenuti digitali (video YouTube, guide in pdf, …).

Ho appena creato il mio primo contributo gratuito, che prevede un video lezione di 45 minuti e una guida d’introduzione allo Yin Yoga.

Lo trovate cliccando qui o sull’immagine che trovate all’interno di questo articolo.

Clicca qui per scoprire subito STRUMENTI E STRATEGIE per rilasciare tensioni e ritrovare flessibilità (1)

Fatemi sapere cosa ne pensate, se avete qualche domanda e se posso esservi utile in qualche modo. Sono davvero grato per il vostro supporto, ci tengo molto al progetto e sono felicissimo di condividerlo con voi gratuitamente.

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Ora, però, ho un favore da chiedervi …
Pensate di poter condividere questa pagina con la video lezione di yoga in italiano con una sola persona nella vostra cerchia sociale? Avete un amico, un familiare o un collega che potrebbe beneficiare di questa lezione di yoga online tanto quanto noi? In tal caso, inoltrate questo articolo e incoraggiateli a partecipare!
Il mio sogno è quello di ottenere il maggior numero possibile di persone che praticano lo Yin Yoga perché credo davvero che abbia il potere di farci stare meglio.

Se siete esperti di social media, vi incoraggio a condividerlo anche su Facebook e Instagram 🙂

Ecco di nuovo il link -> https://francescomolan.wixsite.com/yogam

Grazie e a presto!

Francesco

Lo yoga per bambini e la scuola

Questa settimana hanno fatto scalpore le parole del primo ministro italiano in India, secondo cui si vorrebbe studiare la possibilità d’inserire obbligatoriamente un’ora di yoga all’interno delle ore di educazione fisica a scuola. Mi veniva da sorridere quando alcune persone mi chiedevano: ‘Hai sentito cos’ha detto…” e io che mi limitavo a rispondere ‘Sì’, abbassando però lo sguardo sconsolato, per non aprire discussioni in circostanze non idonee.

Quella che segue è la mia opinione personale sulla faccenda.

Non c’è dubbio che quella concessa ai giornalisti sia una dichiarazione à la Renzi di un uomo messo lì a fare il premier (infatti mi chiedo: se fosse stato in Messico, avrebbe forse dichiarato di voler inserire un’ora di schitarrate tipo mariachi nell’ora di musica?); oltretutto, quante ore sono riservate ad educazione fisica? Immagino molto poche, in una scuola dove anche l’intervallo sembra essere sparito…

Credo che, come al solito, in Italia si sia persa l’occasione per fare dell’informazione seria e per inaugurare un dibattito costruttivo. Leggo articoli in cui giornalisti – che sì e no avranno praticato yoga due volte nella vita per aver ricevuto l’incarico di scrivere il pezzo – si lanciano in dichiarazioni preoccupanti su yoga = religione, lo yoga non è importante, pregiudizi di ogni tipo, eccetera eccetera.

A mio parere lo yoga per bambini nelle scuole non sarebbe necessario se loro fossero già liberi di muoversi, giocare e scaricare le tensioni e le preoccupazioni causate in primo luogo dai loro genitori. Sono d’accordo con un’amica collega quando dice che i bambini sono anime libere, che vivono questa scuola sgangherata come un inno alla disciplina: loro non sanno cos’è la concentrazione, il respiro, il movimento, … tutto ciò lo fanno già, ma senza pensarci! Siamo noi adulti, genitori e non, ad aver bisogno di fare yoga, perchè bisognosi di contenerci nella disciplina, di controllare i pensieri, di ridare vita al corpo, di contrastare gli effetti del vivere da adulti sensibili in una società violenta.

Detto questo, essendo allo stato attuale impossibile prevedere la libertà di espressione per i bambini nella maggior parte delle scuole, sarei assolutamente favorevole ad inserire uno spazio per lo yoga nelle ore scolastiche, ma non riducendo quello per l’educazione fisica, essendo gli ambiti diversi. Magari anche una passeggiata ogni tanto fuori nel verde non gli farebbe male, conosco degli insegnanti molto in gamba che sarebbero d’accordo…

Secondo un libro che leggendo proprio in questi giorni (Balayoga) ogni attività della scuola dovrebbe essere pensata per accompagnare gradualmente il bambino sul sentiero del proprio sviluppo personale. Lo yoga può senz’altro rappresentare un percorso ludico che porta il bambino all’esplorazione del proprio sè. È proprio grazie alla gioia di apprendere che viene favorita, a mio avviso, l’assimilazione di nuovi concetti. Purtroppo com’è attualmente concepita la scuola non vengono favorite la creatività e la libertà di espressione: la mole di giudizi, obblighi e divieti faranno crescere un essere pieno di paura di fallire. 

Questa scuola e questa società ci insegnano sin da piccoli che dobbiamo diventare “qualcuno”, che dobbiamo “lasciare il segno”. Non che ci sia nulla di sbagliato in questo: il fatto è che “nessuno ci insegna a come bilanciare la qualità del fare/cambiare con quella dell’essere/accettare” (Roberto M. Sassone). Non sappiamo come gestire il fallimento e a lasciare che le cose prendano il loro corso. Ed ecco che la pratica dello yoga ci viene in aiuto: per imparare a conoscerci, per accettarci così come siamo e per diventare quello che realmente già siamo.

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Oggi è un nuovo inizio: mi iscrivo ad un corso di Yoga principianti

Quando viene per la prima volta una nuova persona a praticare Yoga, mi trovo di fronte ad un mistero. Mi chiedo che ne sarà di noi, dove saremo in grado di arrivare. Sarà una persona che si innamorerà dello yoga com’è successo a me? O, al contrario, sarà l’ennesimo ‘cassetto apri e chiudi’ della sua vita? O forse nessuna delle due cose?

Dal primo momento in cui arraffa il tappetino emerge il suo imbarazzo: anche i suoi occhi sfuggenti lo fanno trasparire. “Sai, è la prima volta che faccio yoga”, mi dice un po’ confusa, “sono piena di acciacchi”. Il suo corpo, infatti, lascia trasparire molte cose, più di quello che si immagina e più di quello che rivelano le sue parole. Mi chiedo se riuscirà a passare la prima fase del corso yoga per principianti indenne, perché l’inizio avrà sicuramente un impatto positivo, gli acciacchi miglioreranno e la motivazione sosterrà l’impegno di venire a lezione. Ma è nel medio-lungo periodo che i cambiamenti saranno più evidenti. Secondo l’anatomia medica, nel sangue le cellule vivono 120 giorni: per cui sono necessari almeno quattro mesi di pratica costante per avere risultati importanti.

Cosa si fa in un corso di yoga principianti?

Volendo rimanere sulla “superficie”, attraverso la pratica dello yoga andiamo a stimolare prima di tutto il corpo. Attraverso il controllo del corpo è possibile avere un impatto più o meno grande sulla mente, sulle emozioni, sulla nostra energia e sullo spirito. Ciò che può sembrare singolare è che proprio attraverso la nostra parte più esterna (il corpo, appunto) si palesano le nostre esigenze interiori ed esistenziali. Attraverso una pratica regolare di una o due volte a settimana si manifesta la nostra storia personale, con tutte le sue dinamiche, le emozioni represse e i conflitti. E’ qui che il praticante deve mantenersi costante, nonostante i vari impedimenti e gli ostacoli quotidiani, perché stanno per manifestarsi le percezioni più profonde e le esperienze più grandi.

Lo Yoga è un cammino di trasformazione: ora sei all’inizio, ma nascerà in te via via l’esigenza di una vita più vera in cui la realizzazione non è più legata al compiere azioni, ma all’essere. Poco a poco la percezione del tuo corpo si affinerà e si manifesteranno nuove qualità: crescerà il desiderio di conoscere, di comprendere e di trasformarsi. Di lasciare andare quello che non ti serve più, perché si modificheranno i valori e le priorità del tuo presente e si svilupperà un nuovo senso di partecipazione alla vita e al Divino che c’è in te.

Vuoi iniziare un corso di yoga insieme a me? Clicca qui per conoscere il programma delle lezioni ad Acqui Terme.

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Mettersi in discussione e imparare lo Yoga

Mettersi in discussione non è facile. Ai nostri occhi la vita ci appare già così difficile che non vale la pena di cercarsi altri ‘guai’. Soprattutto se il sistema di valori e l’idea di noi stessi e di ciò che ci circonda non c’entrano niente con l’esperienza di scoperta proposta dallo Yoga. Naturalmente, non c’è nulla di male in questo. Il mondo è pieno di persone straordinarie, sensibili ed evolute che si sono avvicinate allo Yoga e non l’hanno trovato adatto a loro.

Ma, allora, perché avvicinarsi allo Yoga?

I motivi sono innumerevoli e non basterebbe una vita per elencarli. Lo Yoga è tanto complesso da risultare molto semplice: per conoscere meglio noi stessi; per scoprire le nostre potenzialità ed accettare i nostri limiti. Imparare lo Yoga non vuol dire fare regolarmente delle sedute di Asana, Pranayama o Meditazione; significa, prima di tutto, avere un profondo rispetto per noi stessi e per gli altri, saper ascoltare, osservare, essere presenti nell’istante in cui stiamo vivendo e sviluppare lucidità e bontà d’animo.

L’individuo che, attraverso la pratica costante dello Yoga, toglie i veli o le corazze costruite fino ad oggi, adotta nuove strategie di vita facendo scelte che appaiono paradossali agli occhi di chi segue la convenzione accettata. Bisogna, infatti, essere coraggiosi per intraprendere nuove strade (non convenzionali) e portarle avanti. Lo Yoga è un cammino in solitaria, come del resto si addice a tutte le grandi ricerche individuali, ma di certo non è il nostro obiettivo diventare degli asceti o degli eremiti. Anche perché sarebbe un peccato non condividere la meraviglia che siamo con coloro che ci circondano. La nostra scelta è quella di una vita sociale, di un lavoro, di vivere con una compagna, di avere una famiglia. Si tratta, però, di evolvere dal punto di vista relazionale: a volta ci si ritrova a dover lasciare i “compagni di viaggio” che sono rimasti indietro o hanno intrapreso strade diverse dalla nostra. Sono scelte dolorose, ma bisogna accettare le conseguenze del cambiamento in atto. Pertanto, dovremo affrontare le ostilità del partner, dell’amico, del genitore o del figlio che non comprendono (non ci comprendono) perché il cambiamento che è avvenuto in noi non rispetta le regole in cui essi continuano a credere. Ci ritroveremo, allora, con compagni di vita migliori dei precedenti, ma non perché essi lo siano di per sé: lo sono, perché saremo noi ad esserlo.

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Ricominciano le lezioni di yoga ad Acqui Terme

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Siamo pronti per ricominciare, rinfrescati e rinfrancati da una pausa di qualche settimana. Le buone notizie si susseguono e noi siamo vogliosi di tornare a condividere con voi dei bei momenti insieme.

Programma delle lezioni di yoga (a partire dal 18 settembre 2017):

Giorno Orario Luogo Tipo di yoga
Lunedi 1830 Studio Garrone, via Emilia 9 – Acqui Yoga principianti
Lunedi 2000 Studio Garrone, via Emilia 9 – Acqui Vinyasa yoga / Yin Yoga
Martedì 1915 Sastoon, via S.Martino 6 – Acqui Hatha yoga
Mercoledì 1315 Sastoon, via S.Martino 6 – Acqui Hatha yoga
Mercoledì 1800 Studio Garrone, via Emilia 9 – Acqui Yoga principianti
Giovedì 2000 Studio Garrone, via Emilia 9 – Acqui Vinyasa yoga / Yin Yoga
Secondo Sabato del mese 0900 Yogam Farm – Melazzo Prana yoga

Le lezioni hanno una durata di 1 ora e un quarto circa.
Yoga principianti: corso studiato apposta per coloro che si avvicinano per la prima volta a questa pratica millenaria o per coloro vogliono tornare a praticare seguendo uno stile più delicato e gentile. Grande attenzione è riservata alla connessione tra il movimento e il respiro. E’ adatto a tutte le età, non è mai troppo tardi per iniziare! Attraverso la pratica dello yoga andiamo a stimolare prima di tutto il corpo e attraverso il controllo del corpo possiamo generare un impatto più o meno grande sulla mente, sulle emozioni, sulla nostra energia e sullo spirito.

Hatha yoga: si tratta dello stile di yoga piú tradizionale e classico. L’intento è quello di approfondire gli Asana e trovare il comfort nelle innumerevoli posizioni assunte. Qui approfondiremo il concetto di (ri)equilibrio della parte fisica, emotiva, mentale, energetica e spirituale. Una pratica rilassante e terapeutica.

Vinyasa yoga: approccio più dinamico rispetto al precedente, ma sostenibile per tutti. Qui la sessione prevede un flusso di posizioni concatenate l’una all’altra, seguendo un ritmo ed una sequenza che cambiano di volta in volta. Consigliata per coloro che vogliono aumentare la flessibilità, la forza e l’equilibrio. Entriamo in una dimensione più ‘giocosa’ e decisamente ‘non dogmatica’ dello yoga. Sperimentazione, accettazione dei propri limiti e sviluppo delle potenzialità. Nel corso dell’ultima settimana del mese verrà eseguita una pratica riequilibrante di Yin Yoga (il cui focus non è tanto lo sforzo e la tensione muscolare dell’asana, quanto la distensione e lo stiramento dei tessuti connettivi).

Prana yoga: l’intento della lezione è quello di approfondire due elementi molto importanti dello yoga, il Pranayama (insieme di tecniche di controllo ed espansione del respiro) e i Mudra (sigilli/gesti con le mani), spesso tralasciati durante la lezione ‘standard’. Adatta per coloro che vogliano fare uno step più avanzato della loro pratica, per chi vuole apprendere tecniche di respirazione che apportano beneficio nel quotidiano e per chi voglia preparare il corpo e la mente alla meditazione. Al termine del Pranayama, proseguiremo una sessione di Asana tonificante per il corpo.
Prima lezione di prova gratuita.

Si consiglia di vestirsi leggeri e comodi, di venire a stomaco leggero e di portarsi una coperta per il rilassamento finale.

A presto!

Namastè.

Francesco

Il mio mantra: Inspiro, espiro, inspiro, espiro, …

Se qualche nerd contasse quali (e quante) parole pronuncio durante le mie lezioni di yoga, penso che respiro, inspiro ed espiro, vincerebbero di gran lunga su tutte le altre. A volte mi sembra persino di essere pedante nel ripeterle costantemente: eppure, non c’è dubbio che il respiro rappresenti l’elemento che fa la differenza tra lo Yoga e una pratica di ginnastica o di fitness. Il mio obiettivo è far sì che lo studente limiti le distrazioni e le divagazioni della mente e possa, attraverso dei rimandi gentili che riportano al suo respiro, rimanere ‘agganciato’ alla pratica e al momento presente.

Il respiro, dicevo, diventa consapevole, sentito, vissuto. Senza il respiro, il movimento o la posizione avrebbero unicamente un fine utilitaristico, sarebbero senz’anima. Si parla, allora, di coordinamento tra respiro e movimento: si stabilisce una connessione tra quello che stiamo facendo ed un ritmo vitale sottostante che ci guida e ci sostiene – in parole più tecniche il Prana, tema che, forse, approfondiremo un’altra volta. E’ con questo intento che ci rapportiamo ad un’Asana; non assumiamo la posizione di yoga bruscamente, meccanicamente o distrattamente; non lo facciamo unicamente per raggiungere un risultato (maggior flessibilità, forza, equilibrio, …). Chiediamo, altresì, il permesso al nostro corpo: lo trattiamo con rispetto e dolcezza, prestandogli la dovuta attenzione ed ascolto.

La funzione del respiro è trasversale perché è attiva, alimenta e armonizza tutto il corpo: il respiro è uno strumento importantissimo di consapevolezza. Ma questo vale a prescindere dall’essere sul tappetino o meno. Dovrebbe valere sempre, in ogni circostanza. Tuttavia, ho notato che molte persone non sanno come respirare. Molte volte quando ripeto ai miei allievi di concentrarsi sul respiro, mi chiedono se devono pensare al respiro. Se stiamo nella mente, stiamo sempre o nel passato o nel futuro. Ci sfugge il presente, il qui ed ora. E allora il respiro vola via. Citando le parole di Roberto Maria Sassone ne la sua Ricerca d’Amore, Un ponte tra Reich e Sri Aurobindo “(…) essere non è un fatto razionale. La percezione del corpo è fondamentale per vivere l’esperienza del presente. Essere il corpo non è riduttivo, anzi. Noi siamo il corpo. Ogni battito del corpo o pensiero è possibile grazie al corpo”.

In sintesi, farci guidare dal respiro durante una lezione di yoga significa muoversi secondo un ritmo biologico in sintonia con il nostro vivere, abbandonando ogni forma di esigenza o scopo utilitaristico.

PS. Mi vengono sempre in mente le parole di Jun, insegnante di Yoga statunitense che spesso dice a lezione “there is no breath without movement and no movement without breath”. In inglese queste parole suonano senz’altro meglio che in italiano, ma il significato è sempre lo stesso in ogni lingua del mondo.

Here we go…! Yogam è online!

Ci sono dei momenti in cui ti senti arrivato ad una tappa di un viaggio partito tempo fa, in cui sai di essere diventato grande e che la strada che hai intrapreso è quella giusta.

Ci sono dei momenti in cui – dopo che ti è venuta l’idea, l’hai progettata e poi concretizzata – sai che è arrivato il tempo della celebrazione.

Ci sono dei momenti in cui realizzi che la persona che hai a fianco da un po’ di tempo, rappresenta il pezzo che ti mancava per finalmente (in)quadrare il tuo cerchio.

Il passato è passato, mentre il futuro non si sa cos’avrà in serbo. Ora è il momento di gioire, io insieme a tutti coloro che mi sopportano e condividono con me lo spazio per ‘srotolare’ il tappetino di yoga.

Grazie di cuore, davvero. In questi anni ho capito che se si agisce con il proprio cuore, si agisce con il cuore di tutti. Spero di continuare a farlo. Mi sento molto fortunato, per quello che sono diventato e per quello che non sono mai stato.

Buon nuovo sito di Yogam! Io e Barbara siamo molto felici! Mi sento di ringraziare in particolare Manuela, Mario, Mariangela, Stefania, Francesca, Chiara, Federico, Claudia, Sonja, Ilaria, Paolo, Ines, Maddalena, Catia, Swamiji, mamma e papà: ognuno di voi sa il perché, non c’è bisogno di nient’altro. E anche te Giorgia: avresti fatto comunque parte della lista, a maggior ragione dopo lo splendido lavoro svolto sul sito!

Namaste,

Francesco

Benvenuti nel blog di Yogam

Benvenuti a tutti sullo spazio dedicato al Blog di Yogam: qui io e Barbara condivideremo pensieri e parole su argomenti di vario tipo. Il minimo comune denominatore sarà, naturalmente, lo yoga, i massaggi, la campagna di Yogam Farm, l’alimentazione, l’ecologia, ecc. In basso trovate le diverse categorie: cliccate, sfogliate gli articoli, leggeteli e commentateli!

Grazie di cuore. Namastè!

Evadere dalle grigie città per vivere in mezzo ai boschi

Adattarsi alla società così com’è significa ratificare la nevrosi di cui è portatrice. Da quando sono diventato un individuo ‘senziente’, ovvero all’età di 23 anni, ho constatato che quello che vivevo non facesse poi tanto parte di me e ho iniziato a muovere i primi passi per distaccarmi da tutto ciò che ritenevo superfluo ed estraneo. Ho, così, tanto per fare qualche esempio, rinunciato al lavoro d’ufficio e ad una carriera a cui chissà perché mi sentivo proiettato, al contratto a tempo indeterminato e allo stipendio puntuale a fine mese. Ho realizzato che aumentare i consumi, cambiare automobile o cellulare, sfruttare le risorse non rinnovabili non rappresentassero la ricetta per stare bene. Nel contempo, ho modificato la mia dieta in favore dell’alimentazione vegetariana; ho cambiato dimora tante volte, viaggiato, sbagliato, imparato.

Vuoi la ‘coincidenza’, vuoi la ‘fortuna’, ho incontrato nel mio cammino lo Yoga e, da quel momento, dieci anni or sono, non l’ho più abbandonato. Ho, in altre parole, gettato le basi per affrontare la mia ricerca spirituale e per scoprire la mia verità, tentando di superare quei dogmi e quelle certezze imposte dalla società e dall’ambiente circostante. Nel ricercare il mio centro di gravità permanente, ho dovuto, come tutti, combattere su due fronti: quello personale, a causa della paura al cambiamento, degli inevitabili sbagli e degli innumerevoli ‘innamoramenti’ e ‘cambi di rotta’; quello sociale, a causa della paura degli altri, che questo cambiamento non lo vogliono affatto o non lo vogliono accettare e della continua lotta (o sacrosanta necessità) per ricevere anche un pur minimo riconoscimento sociale.

Arrivando alla storia del mio ‘oggi’ (e al titolo del post), la consacrazione attuale (o forse meglio dire il mio cuore) mi ha condotto alla scelta di vivere in un ambiente rurale, ovvero… in mezzo ai boschi. La città – per parafrasare un passaggio de Il Gesto dell’ombrello di Mario Gala – tra miseria crescente, emarginazione sociale, rapporti sociali tanto maleducati quanto violenti, perdita di diritti e libertà, non hai mai rappresentato per me il luogo dove poter sperare di vivere una vita degna; al contrario, fatta eccezione di qualche esempio particolarmente virtuoso (che, peraltro, non ho mai avuto la fortuna di sperimentare), i grandi agglomerati urbani sono diventati luoghi in cui si respirano tumori e stress, si mangia l’indecente, si corre a ritmi da centometrista.

Il mio ritorno alla terra non si qualifica solo come “suolo” o “humus”, per – metaforicamente e non – germinare nuovi sogni e coltivare speranze; si tratta anche di un ritorno alla terra d’origine, ovvero ai luoghi in cui sono nato e cresciuto. Un non-luogo del Basso Piemonte, tanto vituperato quanto colmo di bellezze, in cui tornare ad essere attore della mia vita e non più comparsa. Tutti hanno il diritto di vivere una vita radiosa, ecologica, sostenibile, appagante. Che sia in collina, montagna o mare fa davvero poca differenza. La campagna è il mio contesto, tutto qui. Avete il dovere di provarci anche voi.

 

Sentire il piacere nel fare le cose

Oggi è il Primo Maggio e fuori piove a dirotto. Questa Primavera si sta rivelando più pazza che mai: caldo, pioggia e gelo stanno caratterizzando un periodo che dovrebbe essere di risveglio dai torpori invernali e che, invece, si sta attorcigliando in un loop verso un nuovo autunno. Mettendo da parte ogni velleità nel voler eseguire compiti di varia natura che mi aspetterebbero all’esterno, faccio ‘buon viso a cattivo gioco’ e ne approfitto per dedicarmi ad uno dei lavori più noiosi che esistono: mettere a posto gli appunti della mia cartella “Yoga” su Google Drive. Potete immaginare quante categorie e file ci siano dentro, accumulati in tutti questi anni di pratica, lezioni, seminari, corsi, articoli, ecc. In realtà, dopo pochi attimi, queste ‘pulizie di primavera’ diventano un pretesto per buttare giù qualche parola, qualche pensiero. Mi sento fresco di mente e veloce nel battere le dita: una combinazione fenomenale per redigere un testo. Giorgia sta lavorando alacremente alla composizione grafica del nuovo sito web e io, da buona ‘formichina’ – come direbbe mia madre – metto in cascina un po’ di testi/articoli/post o semplicemente idee da pubblicare in corso d’opera. Per inciso, interpello proprio Giorgia in merito a come/dove e perché scriviamo questi articoli sui nostri rispettivi Blog – sapendo che, probabilmente, le righe che scriviamo le leggeranno in pochi, ora che sul Web sembra girare tutto alla velocità della luce e gli internauti preferiscono sempre di più i video ai post scritti – e lei mi scrive serafica: “Sono domande che mi sono posta anch’io. La risposta che mi sono data è quella di sentire il piacere nel fare le cose”. Beh, non c’è che dire, mi compiaccio e congratulo prima con lei – e poi anche con me stesso – per avere che fare con un’amica – ed allieva – così serena e leggera nell’affrontare anche ciò che riguarda la sfera professionale. La vita è pur sempre un grande è meraviglioso gioco.

La mattinata scorre e arriva l’ora di pranzo… io continuo a scrivere e inizio a chiedermi a cosa sia dovuta questa facilità che mi sta permettendo di essere così produttivo nella redazione dei testi. Non è ‘normale’… Barbara mi lascia un audio WhatsApp dicendomi che le è ‘saltato’ un massaggio e sta tornando a casa. Ma certo! Deve essere stato il massaggio ayurvedico che mi ha fatto ieri! Quell’ora passata a “ricevere” deve avermi liberato di qualche acciacco fisico e rasserenato la mente dallo stress quotidiano! Sorrido compiaciuto e, al suo arrivo, le regalo un bacio schioccante sull’uscio di casa. E’ bello essere parte di un micro-mondo in cui le persone ‘sentono il piacere nel fare le cose’.