Risparmio e autoproduzione: perchè sì?

Editoriale apparso su ‘Vivere Sostenibile Basso Piemonte’.

Autoprodurre significa tornare a saper fare le cose con le nostre mani, riscoprendo, spesso, metodi di lavoro antichi. Si tratta a tutti gli effetti di una filosofia di vita, oltre che di un atto di rispetto per sè stessi e per il Pianeta. Perché ci fa bene? Perché è un modo di riappropriarsi del proprio tempo, di trascorrerlo liberando la propria creatività, che è in tutti noi, ma che spesso ha bisogno di essere stimolata ed allenata. A molti l’idea piace, però fatica a metterla in pratica, ad altri spaventa: a me, invece, crea dipendenza!
Sì, perché, una o due volte a settimana, mi diletto nella preparazione del pane con la pasta madre e dei germogli;  almeno una volta al mese preparo il latte di soia o di riso (v. mio articolo pag. 14); occasionalmente mi avventuro nella fabbricazione della birra (spalleggiato da amici molto “interessati”), del dentifricio, del detersivo per la lavatrice… Per non parlare di altre trasformazioni legate alla campagna e alla stagionalità, come le marmellate, le conserve e il compost per l’orto. E, in questi casi, ogni mano in più diventa un regalo prezioso.
Di base, prima di acquistare, valuto con attenzione i miei bisogni reali, mi chiedo che cosa mi sia necessario per autoprodurre, per poi decidere in base alle mie possibilità. In questo modo, provo a spostare più in alto l’asticella dei miei usi e consumi, partendo dall’ingrediente base, piuttosto che puntare esclusivamente al prodotto finito.

Non c’è dubbio che la vita del volenteroso autoproduttore sia impegnativa: il tempo sembra non essere mai abbastanza, anche soltanto per cercare le informazioni, le soluzioni più in linea con le proprie aspettative (e budget), per non parlare della preparazione e dell’elaborazione. Produrre in casa costa fatica, ma è divertente e porta grandi soddisfazioni: ci si riconnette con il presente, si riduce lo spreco, l’inquinamento ed, infine, ci si emancipa, per quanto possibile, dal mercato, che ci vizia e stravizia con prodotti e servizi spesso inutili, provenienti da chissà dove e contenenti chissà che cosa.
E’ importante, poi, a mio parere, maturare e mantenere un atteggiamento positivo rispetto a ciò che si compie. Nella filosofia orientale si usa l’espressione karma yoga, ovvero quell’attitudine a compiere un’azione (o un lavoro, qualunque esso sia) godendosi l’attimo presente in cui si svolge, senza dare troppa importanza al risultato e ai frutti delle proprie azioni. È il cammino, il processo, ciò che conta di più. Quel saggio di Goethe, non certo di origine indú, scriveva che “non è importante fare dei passi che un giorno ci condurranno al fine, ognuno di questi passi deve essere in se stesso una meta”.
Non essere più dipendente dal supermercato, perché la zucca che cresce coltivata nell’orto grazie ai semi scambiati o conservati dall’anno precedente, è una possibilità reale, è una realtà concreta: significa aver già intrapreso una rivoluzione di indipendenza, di aver fatto la dichiarazione pubblica di non accettare il controllo dell’industria alimentare. Ma sono scelte, niente di più, niente di meno. Poi è chiaro, si potrebbe discorrere in pagine e pagine sul concetto di cittadino = consumatore, di emancipazione, di resilienza, di ribellione agli schemi e condizionamenti sociali, eccetera eccetera. Tutti discorsi che mi trovano profondamente d’accordo, ma sempre tesi a voler giustificare un qualcosa che, in concreto, ognuno di noi dovrebbe “sentirsi di fare”. La realtà è che, se provassimo a vivere tutti in modo più semplice e frugale, non ci ritroveremmo a vivere in un Pianeta che, ogni anno, perde settimane di vita rispetto all’anno precedente a causa dei cambiamenti climatici derivati dallo sfruttamento dissennato delle risorse naturali non rinnovabili.
L’evoluzione ci ha portato ad innalzarci dalla quadrupedia alla bipedia: allora usiamo le mani, per trasformare in meglio un mondo che non ci piace e che non ci rende felici. E proviamo ad impiegare il nostro tempo, ridotto all’osso, per diffondere, diffondere ed ancora diffondere, le buone pratiche quotidiane!

 

“Laudata” sia la nostra casa comune – Il Papa dal cuore verde

Editoriale apparso su ‘Vivere Sostenibile Basso Piemonte’.

“Ci vuole un’altra rotta, per contrastare la globalizzazione dell’indifferenza.
“Una cosa è certa, l’attuale sistema mondiale è insostenibile”.
“Serve una rivoluzione culturale”.
“No all’antropocentrismo deviato”.
“Difesa della natura”.
“Rinunciare ad investire sulle persone
per ottenere un maggior profitto immediato
è un pessimo affare per la società”.
“Rallentare il passo”.
“Ridefinire il progresso”.
“Tutelare la biodiversità”.
“Conversione ecologica”.

Questo appello non proviene da un anarchico, da un obiettore di coscienza o da un sostenitore della Decrescita Felice… bensì da Papa Francesco, in occasione dell’enciclica dello scorso Giugno “Laudato si’. Enciclica sulla casa comune”. Dove per “casa comune” s’intende il nostro Pianeta, naturalmente. Un Pianeta minacciato dalla diseguaglianza sociale tra Nord e Sud, dal problema dei rifiuti, dal riscaldamento climatico, …
Non c’è che dire, il grido d’allarme di Papa Begoglio in difesa della natura, della Terra “sorella e madre” e dell’ecologia è una presa di posizione che ci riempie di gratitudine. Le sue sagge parole – espresse in pieno Expo 2015, laddove si dovrebbe parlare di come sfamare senza distinzioni la popolazione mondiale – risuonano come una benedizione per noi che, ogni giorno, combattiamo per un mondo più buono e giusto. Il suo messaggio ci fa ben sperare, soprattutto alla luce del miliardo e duecento milioni di credenti che, mossi dal suo invito coraggioso alla solidarietà universale, potrebbero dare una svolta consapevole ad un sistema che si è rivelato fallimentare e che ci sta conducendo al collasso ambientale, economico e sociale.

Che l’enciclica di Papa Francesco non sia letta solo come una semplice riflessione sull’ambiente ma anche come documento politico non mi è chiaro. Se lo farà, significa che avrà trovato terreno fertile in una società comunque fondata sugli abusi della tecnologia e dell’industria, sulle ineguaglianze sociali e sugli sprechi della globalizzazione. Infatti, pur avendo da subito suscitato delle reazioni nella politica internazionale, temo che i governanti attuali faranno fatica anche solo a battere le ciglia – perchè la nostra salvezza è comunque la “crescita”, questo è il mantra che ci propinano da decenni: sta quindi a noi, solo a noi, costituire quella massa critica per far sì che questo sistema possa davvero essere accantonato in favore di uno più attraente. Un sistema che preveda un’economia fondata sui principi dell’ecologia, dell’etica, del bene comune, della condivisione. All’interno del quale le persone possano sentirsi realizzate (felici!) consumando di meno, ma meglio. Dove “sobrietà” sia una delle parole d’ordine. Dove si possa andare oltre al mero utilitarismo del breve periodo. Un sistema fatto da tante piccole azioni quotidiane, tante gocce nel mare, che trasformino i problemi in soluzioni. Crisi come opportunità. “Cominciate col fare tutto ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile” (San Francesco d’Assisi). Qualcuno parlerà di idealismo, altri di utopia. Non è facile “cambiare il mondo”, il sistema attuale non ci vuole felici, perchè saremmo finalmente liberi di sovvertirlo.

“Una persona felice vuole vivere in mezzo ai fiori e di poesia e musica. Perchè dovrebbe interessargli andare in guerra a farsi uccidere o uccidere lui stesso?” diceva Osho. Con un po’ di responsabilità e di coraggio in più, metà del lavoro sarà compiuto. E se servirà un miracolo… “Laudato sì, … mio Signore!”.

Un libro per il mio Cammino

Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me ha dado la marcha de mis pies cansados

Con ellos anduve ciudades y charcos

Playas y desiertos, montañas y llanos

Y la casa tuya, tu calle y tu patio

(da “Gracias a la vida”, scritta ed incisa per la prima volta da Violeta Parra, tejedora cilena)

Sono passati solo due giorni ma mi sembrano secoli. L’allenamento è una cosa, la vita un’altra. E poi avevo sottovalutato la fatica extra nel portare 15 chili sulle spalle tutti i giorni… Il Camino mette alla prova sin dalla partenza ed è bello che sia così. Eppure, sento che in me qualcosa sta cambiando: questo percorso magico – attraversato storicamente da milioni di pellegrini e protetto dalla Mano Divina – mi è già entrato nella pelle. Centinaia di giovani e non, di qualsiasi latitudine ed estrazione sociale, ogni giorno s’immergono nell’energia di questi luoghi. Percepisco in me una lucidità che genera sensazioni difficili da interpretare: senz’altro, quella di stare facendo “la cosa giusta al momento giusto”.

Al termine della tappa di oggi (Roncesvalles – Larrasoaña, nda) – percorsa in buona parte insieme a William, un giovane inglese docente di Filosofia – ho scorso un fiume. Così decido di mantenermi attivo e di resistere alla tentazione di concedermi il pisolino pomeridiano, opzione che sembra essere la più gettonata tra i miei “colleghi” pellegrini (Will compreso). Dopo aver sistemato lo zaino nel letto che mi è stato assegnato, mi metto alla ricerca dell’ingresso al fiume. L’ambiente è quello che al momento fa per me: fa caldo, non c’è nessuno e distinguo un bel pietrone piatto, sul quale mi siedo per distendermi, meditare e leggere. Sì, perchè il caso (che indubbiamente non esiste, soprattutto in una allegoria come il Cammino di Santiago… ve l’assicuro, ho le prove!) mi ha regalato un libro speciale, Siddharta di Hermann Hesse. Sin dalla mia partenza rimpiangevo il fatto di non essermi portato un libro: aveva infatti prevalso in me l’idea di non sovraccaricarmi di peso ulteriore… Ma chi l’avrebbe immaginato di trovare – nel Municipio di Larrasaoña – un libro così speciale, oltretutto in italiano!

Così mi immergo nella lettura proprio come fanno i miei piedi nell’acqua del fiume, trovando conforto dopo i 27 km percorsi sotto il sole cocente della Navarra. E subito mi lancio in analogie con il protagonista del romanzo e tra il “mio” e il “suo” fiume. Un fiume che semplicemente è in ogni istante, unione del tempo e dello spazio, perchè è nel “qui e ora”, in ogni momento e in ogni luogo non è mai uguale. Mi connetto, ringrazio ogni istante della mia esistenza e presenza, immagino di fluire come l’Acqua: la mia mente si acquieta, i ritmi rallentano. Questo libro rappresenterà per me un simbolo per tutti i giorni che mi separeranno da Santiago di Compostela; non prima, però, di averlo lasciato al suo destino, che lo porterà, forse, dentro lo zaino di qualche altro pellegrino sudato ed in cerca d’Illuminazione come me.

“Hai appreso anche tu quel segreto del fiume: che il tempo non esiste?”. Un chiaro sorriso si diffuse sul volto di Vasudeva. “Si Siddharta” rispose.

“Ma è questo ciò che tu vuoi dire: che il fiume si trova dovunque in ogni istante, alle sorgenti e alla foce, alla cascata, al traghetto, alle rapide, nel mare, in montagna, dovunque in ogni istante, e che per lui non vi è che presente, neanche l’ombra del passato, neanche l’ombra dell’avvenire?”. “Si, questo” disse Siddharta. “E quando l’ebbi appreso, allora considerai la mia vita, e vidi che è anch’essa un fiume, vidi che soltanto ombre, ma nulla di reale, separano il ragazzo Siddharta dall’uomo Siddharta e dal vecchio Siddharta. Anche le precedenti incarnazioni di Siddharta non furono un passato, e la sua morte e il suo ritorno a Brahma non sono un avvenire.

Nulla fu, nulla sarà: tutto è. Tutto ha realtà e presenza”. Siddharta parlava con entusiasmo; questa rivelazione l’aveva reso profondamente felice. Oh, non era forse il tempo la sostanza di ogni pena, non era forse il tempo la sostanza di ogni tormento e d’ogni paura, e non sarebbe stato superato e soppresso tutto il male, tutto il dolore del mondo, appena si fosse superato il tempo, appena si fosse trovato il modo di annullare il pensiero del tempo?


 

A book for my Way

Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me ha dado la marcha de mis pies cansados

Con ellos anduve ciudades y charcos

Playas y desiertos, montañas y llanos

Y la casa tuya, tu calle y tu patio

(from “Gracias a la vida”, written and played for the first time by Violeta Parra, Chilean tejedora)

 

There are passed only two days but they look as centuries. Training is one thing, life’s something else. I underestimated also the extra effort in carrying 15 kilos on my shoulders every day… The Camino tests pilgrims since the departure and it’s ok as it is. I feel that something is already changing though: this magic path – historically walked from million of milion of pilgrims and protected by the Divine Hand – is already entered in my skin. Hundreds of young and elderly people, of any latitude and social condition, every day slip on the Energy of this environment. I perceive in me a new lightness that generates feelings difficult to put on paper: certainly, the ones of doing “the right thing at the right time”.

At the end of the stage today (from Roncesvalles to Larrasoaña) – walked in company of William, a young teacher of philosophy from UK – I have seen a river. Then I decide to keep me active and resist to the temptation of getting a nap, that seems to be the most popular option between my buddies (Will included). After having placed my backpack on the bed they assigned me, I come just besides the river. I can’t ask any better: it’s cool enough, nobody is here and there’s one large stone where I can lie down, meditate and read. Yes, since the case (that undoubtedly is not real, especially in one allegory as the Santiago’s Way!) has given to me a special book: Siddhartha by Hermann Hesse. Since my home departure I regret to do not have brought with me any book: it prevailed the idea of avoiding weight in excess… but who could have imagined of finding – in the municipality of Larrasaoña – a book like that, in Italian! So I dive into the reading as much as my feet do into the water, finding refreshment after the 27 km walked under the burning sun of the Navarra region.

I immediately launch myself in similarities with the protagonist of the novel and between “my” and “his” river. A river that simply is in every moment, union of time and space, being in the “here and now”, in every moment and in every place is never the same. I breath, I thank myself and Whoever for my existence and my presence, and I imagine myself flowing as I was water: my mind gets quiet soon and rhythms slow down. This book will represent a symbol for all the days that divide me from Santiago of Compostela; not before, then, of having left it to his destiny, that will bring it, maybe, inside a backpack of some other pilgrim sweaty and in seeking of lighting like me.

“Have you also learned that secret from the river; that there is no such thing as time?”. That the river is everywhere at the same time, at the source and at the mouth, at the waterfall, at the ferry, at the current, in the ocean and in the mountains, everywhere and that the present only exists for it, not the shadow of the past nor the shadow of the future.”

“This it is,” said Siddhartha. “And when I had learned it, I looked at my life, and it was also a river, and the boy Siddhartha was only separated from the man Siddhartha and from the old man Siddhartha by a shadow, not by something real. Also, Siddhartha’s previous births were no past, and his death and his return to Brahma was no future. Nothing was, nothing will be; everything is, everything has existence and is present.

Siddhartha spoke with ecstasy; deeply, this enlightenment had delighted him. Oh, was not all suffering time, were not all forms of tormenting oneself and being afraid time, was not everything hard, everything hostile in the world gone and overcome as soon as one had overcome time, as soon as time would have been put out of existence by one’s thoughts?